Innovazione Cervicale nasce per impulso,
Innovazione Cervicale nasce per spinta del
Dott. Marco Baldassa, ma si avvale del lavoro di una intera équipe che punta al tuo pieno recupero funzionale.
È proprio il Dott. Baldassa a illustrare il progetto.
La storia di Innovazione Cervicale
Potrei paragonare la mia attività a una performance sportiva di alta prestazione, lo sci per esempio.
Nessuno si sognerebbe di mettere gli sci per la prima volta e lanciarsi a 100 Km/h in una pista di Coppa del Mondo, conscio che probabilmente si schianterebbe alla prima curva.
Ma un apprendimento adeguato e l’allenamento costante possono portare ciascuno di noi a scendere in sicurezza una pista rossa senza temere per la propria incolumità.
Allo stesso modo, la Chirurgia Cervicale è sicuramente un’attività delicata, che richiede perizia e prudenza, ma che al giorno d’oggi dispone di tecniche e materiali che la rendono estremamente sicura in mani esperte.
La mia filosofia e il mio modo di operare
Alcuni principi mi guidano da sempre.
Utilizza la tecnica più efficace e meno invasiva possibile per risolvere la situazione.
Utilizza sistemi, tecniche e procedure semplici per risolvere problemi complessi.
Opera solo quei pazienti per i quali un intervento può fare la differenza sulla qualità di vita.
Always searching a new way
È secondo questa filosofia che nasce Innovazione Cervicale
Provo a spiegarmi meglio: non credo nei problemi, credo nelle soluzioni semplici e attuabili. Forse è un pensiero banale, ma è la filosofia che mi guida ogni giorno. Non mi piacciono i “vediamo”, “proviamo”, “cerchiamo”.
So di non poter essere utile a tutti, so che la chirurgia risolve solo una piccola percentuale di situazioni, ma in quelle situazioni è veramente efficace, e non c’è niente di più soddisfacente che sentirsi dire “quest’intervento mi ha ridato la vita”.
La chirurgia della colonna cervicale rappresenta sicuramente interventi mininvasivi, mobilizzazione immediata dal letto senza dolore e ritorno veloce alle proprie abitudini lavorative e sportive.
Alle volte è palese, ricominciare a camminare dopo essere stati a lungo fermi ridà la vita, altre volte è apparentemente meno comprensibile, ma per chi è abituato a fare sport ad alti livelli, viaggiare molto in aereo, essere in riunione oggi in Asia e domani negli Stati Uniti, non è semplice trovarsi prigioniero di un dolore che non passa, o che tormenta proprio nel momento meno opportuno.
Innovazione Cervicale nasce per essere utile a persone che soffrono di dolori violenti alle braccia, formicolii che li tormentano non lasciandoli dormire, difficoltà nel movimento di braccia e gambe.
Mi piace farlo con quello che considero l’intervento con cui mi sento più confidente in assoluto, mininvasivo e poco rischioso per il paziente e di soddisfazione immediata.
L’intervento non è l’ultima spiaggia, ma una nuova vita
Se hai una patologia della colonna cervicale e hai sentito parlare di chirurgia, probabilmente ti sarà capitato di sentirne parlare negativamente:
• “è l’ultima spiaggia”
• “se ti va bene non muovi più il collo”
• “qualsiasi intervento a livello della colonna cervicale va assolutamente evitato perché è molto pericoloso e può portarti a non camminare più”.
Nelle prossime righe vedremo come questi assiomi siano nati da esperienze negative vissute da pazienti sottoposti a interventi estremamente invasivi e poco efficaci, e come la chirurgia sia stata un vantaggio per molte persone.
Come nasce la mia passione?
Come è possibile ottenere dei buoni risultati riducendo l’aggressività chirurgica?
Sicuramente oggi mi sembra assolutamente semplice, quasi scontato, un obiettivo facilmente raggiungibile, quasi come fosse sempre stato così.
Ma effettivamente nulla accade a caso e alla fortuna è meglio non affidarsi in questo ambito: la mia è stata una positiva dedizione, una sana ossessione verso la microinvasività.
Da giovane studente di medicina, entrato in Neurochirurgia per scoprire questo mondo affascinante, mi trovai di fronte a questo dogma insormontabile secondo cui la chirurgia del tratto cervicale per via anteriore è estremamente pericolosa, poco efficace, molto invasiva e quindi poco praticabile.
Allora l’unica categoria di pazienti a poter usufruire di un intervento cervicale erano anziani non più in grado di muoversi autonomamente, che si sottoponevano ad un intervento molto lungo e invasivo per via posteriore.
Lo scopo era quello di ridurre la compressione sulle strutture neurologiche e sul midollo spinale per far sì che potessero recuperare una minima autonomia, che in genere consisteva nel far fare al paziente qualche passo per poter essere autonomo all’interno delle mura domestiche.
“È impossibile”, mi dicevano qualche anno dopo i miei colleghi più anziani, “attraverso un’incisione così piccola non riuscirai a fare un intervento così complesso”, “grande incisione, grande chirurgo” ripetevano, alludendo al fatto che il paziente si possa ricordare del proprio chirurgo rivedendo la propria cicatrice.
Ma da giovanissimo chirurgo, rivedendo i pazienti operati, sapevo che dall’altra parte, da parte del paziente, le cicatrici non erano vissute allo stesso modo e che più invasivo risultava l’intervento, più difficile era il recupero post-operatorio.
Il recupero dopo l’intervento era estremamente lungo e doloroso per il paziente, che normalmente passava almeno una decina di giorni a letto e poi veniva progressivamente mobilizzato con un collare rigido, che era costretto a portare per almeno un mese prima di poter affrontare altri mesi di riabilitazione e tornare ad essere minimamente autonomo.
Chiaramente, questo approccio non poteva essere proposto a persone attive da un punto di vista lavorativo pur in presenza di problemi importanti quali dolori al collo e alle braccia, costante formicolio o perdita della forza di un arto.
Durante gli anni della mia specializzazione ho vissuto il progressivo abbandono della chirurgia per via posteriore e l’utilizzo sempre più frequente della chirurgia per via anteriore, apparentemente più rischiosa, ma in verità estremamente poco invasiva, poco rischiosa e molto efficace.
Forse da allora o forse per carattere, preferisco che l’intervento sia il più sicuro possibile, il meno invasivo possibile, e di più facile ripresa per il paziente.
Al giorno d’oggi ci viene in aiuto la tecnologia e spesso la chirurgia cervicale si può praticare attraverso un accesso percutaneo (un piccolo forellino), senza dover nemmeno più incidere la cute.
Da sempre, quindi, non mi baso su assiomi e pensieri preconcetti, ma cerco di comprendere le esigenze dei pazienti e di adattare il trattamento al paziente e non viceversa.
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